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ANNO XXV, N. 1/2018

Appunti di viaggio nel percorso terapeutico

 

 

Editoriale

di Adriana Gagliardi*

 

 

Ho pensato, insieme alla redazione, di creare in questo primo numero la sezione “Lector in fabula” destinata ad accogliere sia contributi di Direttori di altre riviste di psicoanalisi sia interventi di altri autori, che interpelleremo di volta in volta sul tema del nostro numero. Intendiamo in questo modo promuovere uno scambio di scritti organico tra Psicoterapia Psicoanalitica e le altre riviste di psicoanalisi.
In questo numero parteciperanno al tema degli “Appunti di viaggio”, con il proprio stile personale e redazionale, il co-direttore di Psicoterapia e Scienze Umane, Paolo Migone, e il direttore di Psiche, Maurizio Balsamo. Anche Paola Marion, direttore della Rivista di Psicoanalisi, e Loretta Zorzi Meneguzzo, direttore degli Argonauti, sono state disponibili a favorire uno scambio di scritti tra le loro riviste e la nostra e invieranno il loro contributo nei nostri prossimi numeri. Vorrei anche dire che Lucia Schiappoli aveva aderito con entusiasmo a questa proposta, e che ci mancheranno molto i suoi pensieri. Il nuovo direttore di Notes per la psicoanalisi, Mariella Ciambelli, si è resa disponibile a proseguire nell’impegno preso da Lucia per questa iniziativa.
Parallelamente, uno scambio proficuo con il nostro editore, Ilaria Angeli, ha avviato la richiesta di sottomissione della nostra Rivista al Web of Science, la più importante indicizzazione internazionale per le riviste scientifiche, mentre avevamo già avviato, con la redazione pre- cedente, la richiesta di riammissione a PsycInfo, indicizzazione che il nostro precedente editore Borla aveva contribuito a fare decadere con il ritardo della pubblicazione dei nostri fascicoli. Abbiamo, inoltre, fatto richiesta di essere ammessi al web PEP1.

1 Il PEP (Psychoanalytic Electronic Publishing – www.pep-web.org) è la più importante banca dati di riviste di psicoanalisi full-text, cioè con tutti gli articoli pubblicati integralmente su Internet fin dall’anno di fondazione. Raccoglie le più impor- tanti riviste di psicoanalisi a livello internazionale, ad esempio l’International Jour- nal of Psychoanalysis (con tutti gli articoli integrali dal primo numero, cioè dal 1920), lo Psychoanalytic Quarterly (dal 1932), il Journal of the American Psychoanalytic Association (dal 1953), la Psychoanalytic Review (dal 1913), etc. Si tratta di una raccolta di enorme importanza non solo per la mole di dati che contiene, ma anche perché permette ogni tipo di ricerca tramite parole chiave, brani di testo, au- tori, titoli, etc., con in aggiunta la caratteristica che il testo ricercato viene automaticamente evidenziato con un colore; permette inoltre di copiare brani se si vogliono riportare citazioni, apporre “segnalibri” e così via.
Il tema di questo numero, “Appunti di viaggio nel percorso terapeutico”, era stato pensato con la precedente redazione e vuole esprimere una declinazione particolare del tema più generale della scrittura in psicoanalisi.
Questo è un punto importante perché si ricollega a quanto dicevo prima sulla linea editoriale e sulla continuità con quella precedente: gli appunti che spesso si prendono per sottolineare i passaggi e le trasformazioni del processo terapeutico, dopo una seduta o durante una se- duta, sono una vera e propria stenografia personale del terapeuta e ben rappresentano in vivo i suoi vissuti controtransferali, momenti parti- colari del processo che si fermano su carta (o sul computer), di qual- cosa che ci colpisce e della quale vogliamo lasciare traccia, una me- moria che resti. Prendere appunti è un lavoro a volte immediato, soli- tario, come lo è sempre la scrittura, qualcosa che lo scrittore scrive per sé. A volte queste annotazioni restano per tempi lunghi su foglietti sparsi, o su quaderni, o su note del computer, e rileggendole, anche per caso, si animano di vita propria e di nuovi significati. A volte si ha il bisogno di scriverle, altre il desiderio di fermare momenti nei quali ravvisiamo qualcosa che ci sembra importante, che segna un cambia- mento che la nostra memoria teme di non conservare, almeno così come si è compreso in quel momento. In linea più generale, gli appunti sono un complemento quasi necessario del nostro lavoro di psicoterapeuti psicoanalitici, in special modo all’inizio della nostra professione, durante la formazione, quando si iniziano le supervisioni o per acce- dere all’iter richiesto dalla società psicoanalitica di appartenenza. Nel tempo, essi assumono uno stilema sempre più personale, intelligibile, a volte, solo a chi li scrive. Così essi possono trasportare su carta o su uno schermo, emozioni, percezioni, insight che l’incontro con il paziente ha fatto emergere, simili a versi di poesie. Penso che abbiano a che fare con il linguaggio contratto dei versi poetici, ma che, in realtà, quello che annotiamo su un caso clinico ha a che fare, inevitabilmente, con l’altro e con quello che l’altro muove in noi nel processo di cura, nelle sue trasformazioni o nel suo impasse. La differenza, rispetto a un testo poetico, sta in quella traccia, in quell’asimmetria, quel grumo di realtà che ci àncora come terapeuti al paziente e che s’intravede anche nel sogno sognato insieme. L’appunto, ad punctum, è un piccolo ap- prodo dell’attenzione liberamente fluttuante, una prima traduzione in parola di un’immagine, “uno scatto” della memoria in attesa di essere guardato e compreso, un prodotto del Preconscio. Non ancora spazio transizionale creativo, né terzo analitico, né solo percezione grezza, ma parola contratta, significante personale, piccolo punto spazio-tem- porale che emerge nel presente, al quale si dà parola in attesa di una trama che lo collochi in un tempo lineare, distillato paradossale di un incontro atemporale di due Inconsci, contraddistinti dal tempo circo- lare. L’appunto segna l’emergere di una increspatura temporale, un punctum che inaugura una trascrizione temporale.
Così quando gli appunti si fanno trama di una scrittura di un autore che scrive di psicoanalisi, noi ci confrontiamo anche con il suo metodo di cura, con ciò che egli ha compreso di quel paziente, in quel contesto, con ciò che egli ha teorizzato a partire dal transfert di quella particolare unica relazione, verso la quale il terapeuta ha attivato un suo particolare controtransfert, unico, in quel momento, in quel setting. Gli appunti, siano essi vergati concretamente o tenuti a memoria, costituiscono l’ordito puntiforme che diverrà trama organizzata e che ne con- sentirà la confrontabilità con la comunità scientifica di appartenenza. La possibilità d’intravedere l’Inconscio attraverso il dispositivo metodologico che adottiamo, convertirà la storia unica, il “viaggio” con quel paziente, in una scrittura coerente con il metodo adottato nella stanza d’analisi, che la renderà più generale e comprensibile.
Non sempre esiste in noi questo desiderio di confronto e allora gli appunti restano come piccoli frammenti di una storia reale, sognata insieme, vissuta intimamente, che ci arricchisce a livello professionale e personale; essi restano inscritti nel nostro ricordo, magari ci servi- ranno per scrivere altre narrazioni, romanzi, fiction.
In questo numero sono presenti contributi scritti con stili e concezioni del lavoro della scrittura differenti. Essi sottolineano l’intento della redazione di promuovere una visione pluralistica del pensiero sulla scrittura psicoanalitica, come è quella della psicoanalisi odierna. Di seguito, un breve commento-appunto sugli interessanti lavori che pubblichiamo in questo numero, senza seguire l’ordine di pubblicazione.
Silvana Valle ci racconta con passione la sua vita professionale, come il suo modo di “appuntare” sia mutato negli anni, insieme alle letture che costituiscono il sapere implicito che permea la scrittura stessa. Dallo scrivere appunti, fino a diventare l’appunto stesso una capacità di tenere a mente le trasformazioni avvenute in ogni particolare processo terapeutico, forse una capacità particolare che noi tutti acquisiamo negli anni, durante la nostra vita professionale.
Francesca Calioni Bembo descrive l’impasse nella scrittura degli appunti di un terapeuta in un caso clinico, dovuta ad un particolare controtransfert indotto dalla paziente e come questa incapacità di “lasciare traccia” del processo si colleghi all’incapacità di disegnare, di essere creativa della paziente.
Diversamente, ma in modo complementare, Perrone e Cogliano riflettono sulle origini della scrittura in psicoanalisi e sull’impasse che può avvenire quando lo scrivere, per esempio di un caso in supervi- sione, viene ostacolato nel suo fluire spontaneo proprio dall’obbligo di scrivere.
Nella sezione dedicata alle Istituzioni leggerete il lavoro di Enza Laurora, che scrive sull’importanza del sentire-percepire l’appartenenza al gruppo istituzionale e sul formarsi di un percorso identitario come elementi che rendono agevole la scrittura di un testo obbligato, come quello per acquisire il diploma di specializzazione in psicoterapia psicoanalitica.
Franca Munari va alla nascita, alla genealogia dell’appuntare, par- tendo da Freud e ripercorrendo, in linea con il pensiero freudiano, la genesi stessa dello scrivere di psicoanalisi, con una raffinata incursione nel mondo della poesia, in una particolare forma poetica giappo- nese, gli haiku, che sembrano tracciare un appunto, un instabile limen interno-esterno, in un analogo moto pulsionale dell’appuntare di clinica.
Paola Golinelli si interroga sulla necessità di alcuni psicoanalisti di scrivere fiction ovvero di inventare una prosa che non è assimilabile alla scrittura scientifica di psicoanalisi, ma che risulta profondamente legata all’evocazione in memoria di ciò che accade nel processo della cura, un appunto in memoria che si fa narrazione e che riattiva un’emozione legata al ricordo personale.
In questa dimensione, ma sul registro del leggere testi letterari, se a leggerli è uno psicoanalista che prende appunti, si colloca il lavoro di Paolo Di Benedetto, che immagina un dialogo con un interlocutore- viaggiatore al quale propone una lettura psicoanalitica di alcuni suoi appunti presi nel leggere alcuni testi di contenuto letterario.
Le letture psicoanalitiche, come quelle del Diario clinico di Fe- renczi, che si compone – com’è noto – di appunti scritti dall’autore, possono darci il senso dell’evocazione affettiva e della teoria-tecnica psicoanalitica, proveniente da una scrittura “frammentata”, come af- fermano nel forum sul Diario clinico di Ferenczi, Luis Jorge Martin Cabré, coordinatore del gruppo di studio su Ferenczi, insieme alle col- leghe SIPP Giuliana Amorfini, Gaetana Filippi, Adelina Maugeri e Maria Mosca. Questo lavoro, in particolare, ci fa riflettere sul fatto che alcuni autori, come Ferenczi, possano essere compresi in profondità solo se letti in gruppo.
Il lavoro sugli Appunti di poesia di Rosita Lappi costituisce un’in- tersezione sapiente che delinea la sottile linea di confine, le differenze e le uguaglianze dello scrivere appunti di poesia e di clinica. L’appunto poetico, tracciato come un’urgenza, rinvia a un lavoro con il proprio mondo interno, dove l’altro appare come un’infinita proiezione del proprio sentire-essere Sé.
La sezione Scorci contiene riflessioni importanti nel campo clinico e sottolinea la potenza controtransferale dell’atto stesso di appuntare in corso d’opera; questo, in special modo, è evidente nel lavoro di Ca- terina Barone, dove ci tocca la delicatezza nel vergare il foglio quasi in punta di piedi, nel rispetto della sofferenza dell’altro e della sua differenza. L’insegnamento all’osservazione e all’astinenza che deriva dall’infant observation, è profondamente formativo per l’allievo Giu- seppe Riggi, che attraverso questa esperienza e la riflessione sui pro- tocolli d’osservazione apprende e assiste al formarsi di un setting interno che poi trasferisce in un contesto inusuale.
Il modo di prendere appunti si arricchisce di vari livelli di comples- sità con il procedere della formazione e dell’esperienza clinica, e di questo scrive Raffaele Maisto.
Tutti questi contributi ci aiutano a riflettere sull’importanza della scrittura e degli appunti, ma anche e soprattutto sulla straordinaria fonte di pensiero e di affetti che il nostro lavoro traccia dentro di noi.
Mi fermo qui. Buona lettura.

*Direttrice Rivista Psicoterapia Psicoanalitica

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