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La consultazione psicologica
Possiamo considerare la consultazione psicologica, in un’accezione generale, uno scambio relazionale tra un professionista e una persona in difficoltà che chiede una consulenza per fronteggiare una situazione difficile. Non si tratta di una psicoterapia breve, che va incontro a fantasie di soluzioni facili in poche mosse strategiche, né si tratta di qualcosa che, inevitabilmente, debba preludere a psicoterapie lunghe ed impegnative.
La consultazione psicologica è l’esperienza all’interno della quale si può valutare una domanda di aiuto e contiene il destino che essa può avere. È un intervento di sostegno, in termini di chiarificazione, che ha l’obiettivo di considerare situazioni problematiche specifiche. Ha una durata temporale relativamente breve, regolata da un contratto tra terapeuta e consultante, attraverso cui vengono definiti obiettivi, durata e frequenza degli incontri.
La consultazione psicologica è un momento particolarmente delicato e complesso, differente da ogni altro genere di incontro. Essa risente fortemente dell’incertezza insita nelle fantasie suscitate dagli esigui dati disponibili.

La consultazione psicologica ad orientamento psicoanalitico
La consulenza psicoanalitica rientra tra i modelli di intervento che fanno riferimento alla teoria psicoanalitica. Esso si riferisce, quindi, all’uso deliberato, e all’adattamento da parte del terapeuta, di teorie e tecniche psicoanalitiche per aiutare il consultante ad acquisire una maggiore consapevolezza rispetto ai suoi problemi emotivi.
Essa non ha intenti diagnostici, ma ha l’obiettivo di rilevare e comunicare modalità di funzionamento, sia intrapsichiche che relazionali. È tesa a individuare le potenzialità evolutive per un lavoro analitico, i vantaggi e i rischi eventuali. Inoltre l’ascolto, nella consultazione psicoanalitica, non è distratto dalla necessità di stabilire quale tipo di psicoterapia suggerire, ma piuttosto si rivolge alla maniera più adeguata di utilizzare gli strumenti analitici per avvicinare le problematiche della persona che si ha di fronte.
La cura del paziente, all’interno di un intervento così limitato e focalmente diretto, riattualizza i termini storici della psicoanalisi in un processo terapeutico moderno che definisce il tempo della terapia, delimita il focus, opera rapide interpretazioni di transfert e controtransfert, all’interno di un setting che ha il rigore della tradizione (Giannakoulas, 2003).
Gli elementi che compongono la consultazione possono essere così riassunti:

  • Raccolta dettagliata della storia del paziente. La storia che il soggetto riconosce come propria ci deve aiutare a visualizzare i suoi processi di sviluppo e le capacità che egli ha acquisito nel tempo, e infine le aree deficitarie e conflittuali.
  • Valutazione delle motivazioni conscie e inconsce del soggetto che chiede la consulenza.
  • Individuazione delle speranze, aspettative e progetti che il soggetto esplicita. La loro individuazione può aiutarci a comprendere le spinte che idealmente lo sostengono e possono costituire un parziale sollievo nei momenti più bui e disperanti di un eventuale viaggio analitico.
  • Definizione della ricchezza e della qualità delle relazioni oggettuali interiorizzate e organizzazione di un’idea rispetto al mondo interno che anima il paziente. Il dialogo tra i suoi diversi aspetti o la profondità dei processi di scissione.
  • Individuazione del livello generale di funzionamento e di autonomia del paziente, in relazione alle figure di riferimento e all’eventuale partner.
  • Traccia di una mappa indicativa delle risorse e del funzionamento dell’ambiente di appartenenza attuale e dell’ambiente nel quale si sono dispiegate le sue relazioni primarie.
  • Valutazione delle capacità di partecipazione alla vita gruppale e dei ruoli che in essa riveste il paziente; capacità che possono essere un’utile risorsa a cui il consultante potrà attingere.

Conclusioni
Per una sintesi conclusiva ci sembra utile citare le parole di Racalbuto (2004) che identifica la consultazione psicoanalitica come un'opera di confine, riferendosi in questo modo al fatto che il lavoro analitico e la possibilità di mantenere un setting interno ed esterno di matrice psicoanalitica vengono portati ai loro limiti: “Il lavoro di confine ha perciò nella consultazione un suo luogo originario per antonomasia, perché la consultazione dà luogo al possibile inizio di un processo (analitico o meno) solo a patto di originare un'iniziale trasformazione, che - tra l'altro - sonda ed eventualmente rinforza [...] se c'è, la motivazione al cambiamento del paziente. [...]”.

S.I.P.P.

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